E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Le vie diagonali: i percorsi creativi del nostro cervello
Le vie diagonali: i percorsi creativi del nostro cervello

Nella filosofia buddista l’Illuminazione è fortemente legata al concetto di intuizione: profonda, folgorante e improvvisa. Per noi occidentali è il lampo di genio, quell’attimo nel quale improvvisamente si trova la soluzione ad un problema complesso, quel momento che spinse il siracusano Archimede a correre in strada gridando il famoso “Eureka!”

Il momento della folgorazione, dell’idea geniale, ha sempre affascinato l’immaginario collettivo con storie di scienziati, studiosi e inventori che sono culminate nella fatidica “accensione della lampadina”. Una di queste è la storia di Sir Isaac Newton, che grazie ad una mela matura caduta sulla sua testa mentre sonnecchiava ai piedi di un albero ha avuto l’intuizione che ha portato alla scoperta della teoria della gravitazione universale.

Non dobbiamo pensare però che questi processi mentali siano molto distanti dalla nostra realtà. A tutti è capitato di avere delle “piccole illuminazioni” trovandosi di fronte alla risoluzione di un problema. A volte, come nell’illustre caso citato, l’intuizione giusta può arrivare da gesti quotidiani, dalla semplice osservazione della vita che ci circonda.

Questo è proprio quello che è successo al brillante ricercatore Paolo Franceschetti, innovatore italiano dell’anno 2012 secondo il MIT di Boston. In occasione della Conference Internazionale 21 Minuti ci ha raccontato di aver ricevuto l’ispirazione per risolvere un problema sul quale stava lavorando da tanto guardando sua madre cucinare la pasta. “Avevo notato che nonostante lei salasse l’acqua nella pentola, la condensa che si formava sotto il coperchio era priva di quel sale, lì ho capito che utilizzando il sole invece del gas avrei potuto riprodurre quello stesso processo”. Così ha cominciato a muovere i primi passi l’idea del suo sistema di potabilizzazione dell’acqua attraverso le radiazioni solari (SOWA).

Un gruppo di ricercatori della Drexel University e della Northwestern University ha provato a capire cosa c’è dietro al processo mentale che porta al momento dell’idea geniale. Il risultato è stato sorprendente ed ha dimostrato che non solo è possibile predisporre il proprio cervello ad uno spazio di creatività di fronte alla risoluzione di un problema complesso, ma questo processo non necessita di eccessiva concentrazione, anzi presuppone una mente libera da ogni pensiero superfluo.

La ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Science ha coinvolto un gruppo di persone in alcuni giochi di ragionamento linguistico, durante i quali sono stati sottoposti a due diversi esami di screening cerebrale, l’elettroencefalogramma e la risonanza magnetica funzionale.
L’attenzione è stata posta proprio agli attimi che precedono sia l’enunciazione del quesito che la ricerca della risposta.

Gli esami hanno riscontrato due diversi tipi di attività nervose prima che il problema fosse posto ai partecipanti. Il primo conduce sempre a un’intuizione, ad un lampo di genio, mentre l’altro è seguito da un tentativo di raggiungere analiticamente e metodicamente il quesito.
Il momento del lampo di genio, in particolare, si segnala per un aumento di attività sia nel lobo temporale, sede di elaborazioni concettuali complesse, che in alcune aree del lobo frontale, sedi del controllo delle funzioni cognitive.

I risultati dei due esami hanno evidenziato come la ricerca di una soluzione che segue il percorso analitico e metodico è caratterizzata dall’attivazione di arre nervose legate alla vista. Questo, secondo gli scienziati è sintomo della ricerca di una risposta che va verso l’osservazione dell’ambiente esterno, percorso contrario a quello che precede il lampo di genio, che sembra più orientato verso la focalizzazione all’interno di sé.

Spesso i due differenti approcci alla risoluzione dei problemi vengono attribuiti alla predominanza in ogni persona di uno dei due emisferi del cervello. In effetti, dal punto di vista delle funzioni cerebrali, l’emisfero sinistro assolve compiti che riguardano il linguaggio e l’analisi visivo-spaziale, mentre l’emisfero destro è associato alla creatività ed alle abilità artistiche. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PLOS ONE ha dimostrato come questo rapporto non sia così diretto come sembrava.

La ricerca del team di scienziati dell’Università dello Utah, guidati da Jeff Anderson, ha infatti reso chiaro che le capacità delle singole persone, più che dalla predominanza di uno dei due emisferi, sono determinate dalle singole connessioni neurali. Lo dimostrano gli oltre 1000 individui osservati nei due anni di esperimenti condotti dal team statunitense. Attraverso tecniche di neuroimaging gli scienziati hanno diviso il cervello umano in 7000 aree funzionali analizzandone le implicazioni con i due emisferi. Uno dei ricercatori, Jared Nielsen, a conclusione della ricerca ha dichiarato che il carattere e la propensione alla metodicità piuttosto che alla creatività non ha nulla a che vedere con il lato destro o sinistro del cervello.

Lo studio sui due emisferi cerebrali ha trovato interessanti implicazioni anche per quanto riguarda la differente visione della realtà che ci circonda, come ha raccontato la neuroscienziata Jill Bolte Taylor nella sua conferenza TED Talk. Per la Taylor i due emisferi sono completamente separati e comunicano tra loro attraverso i 300 milioni di fibre assonali del corpo calloso.

La neuroscienziata descrive l’emisfero destro come concentrato sul presente, sul qui e ora, che pensa in immagini, impara attraverso i movimenti del corpo e interagisce attivamente con il sistema sensoriale. L’emisfero sinistro è descritto invece come l’esatto opposto: oltre a gestire il passato e il futuro, raccoglie dettagli dal presente, li cataloga e organizza nella nostra mente, collega il nostro mondo interno con l’esterno.

A seguito delle sue ricerche, Jill Bolte Taylor non ha dubbi, è convinta che le nostre capacità cerebrali ci pongono in una posizione privilegiata nell’universo, rappresentata dalla nostra possibilità di scegliere, in ogni occasione, in che modo vogliamo vedere il mondo e chi vogliamo essere.

Nel metodo Pedagogia per il Terzo Millennio, questo percorso d’indagine personale ha come riferimento la griglia rappresentazionale, vero e proprio “tessuto sperimentale” formato dall’interconnessione d’idee, valori e obiettivi. Questa “scacchiera” infatti può essere percorsa sia per vie orizzontali e verticali, seguendo un pensiero lineare e metodico, che per vie diagonali, cercando lo spazio creativo. Il frutto immediato di questo cambio di prospettiva è un allargamento della propria visione, processo che rende maggiormente aderenti alla realtà e quindi in grado di dare risposte più ampie e flessibili alle domande che la vita propone, di fare le nostre scelte.

Questa prospettiva, unita a quella degli scienziati della Drexel University e della Northwestern University, che in relazione al lampo di genio manifestano la necessità del nostro cervello di porre l’attenzione all’interno di noi stessi, si pone in linea di continuità con l’ idea di Inner Design Technology delineata da Patrizio Paoletti. Predisporsi ad uno spazio di creatività, guardare dentro noi stessi e scegliere come approcciarci al mondo che ci circonda fa parte di quel processo di modellamento della nostra scenografia interiore (inner design) che a partire dal contatto con noi stessi può modificare il mondo che ci circonda.

Siamo noi stessi l’elemento fondamentale del processo che porta all’intuizione. Elemento senza il quale non potrebbe verificarsi la magia dell’idea geniale, il materializzarsi di qualcosa che prima non c’era e adesso c’è.


BIBLIOGRAFIA

- P. Paoletti, Crescere nell’eccellenza, Armando Editore, 2008.
- Motterlini M., L’idea geniale colpisce così, Il Sole 24 Ore, 2012.
- Kakutani M., Imagine: How Creativity Works, by Jonah Lehrer, New York Times, 2012.
- Eureka, un lampo di genio ecco come arriva l’illuminazione, La Repubblica, 2006.
- Cohen P., Charting creativity: signposts of a hazy territory, New York Times, 2010.
- Drexel University. "Brain Activity Differs For Creative And Noncreative Thinkers."
- Jared A. Nielsen, Brandon A. Zielinski, Michael A. Ferguson, Janet E. Lainhart, Jeffrey S. Anderson, An Evaluation of the Left-Brain vs. Right-Brain Hypothesis with Resting State Functional Connectivity Magnetic Resonance Imaging, PLOS ONE.