E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

Cerca per argomento

Store

  • Tazza: "Paura e amore..." (PRODOTTO ESAURITO)

    Tazza: "Paura e amore..." (PRODOTTO ESAURITO)
    Prezzo: 10,00 €

    (PRODOTTO MOMENTANEAMENTE ESAURITO) Tazza da collezione 21Minuti - I saperi dell'eccellenza (MINI......

    approfondisci
  • Tazza Millecolori (PRODOTTO ESAURITO)

    Tazza Millecolori (PRODOTTO ESAURITO)
    Prezzo: 10,00 €

    PRODOTTO TEMPORANEAMENTE ESAURITO Vivi Appassionatamente, dillo da tutti! E se è vero che......

    approfondisci

Fondazione Patrizio Paoletti

news
home / elenco news / Mappare il cervello, guardare al futuro

News

Bookmark and Share
Mappare il cervello, guardare al futuro

di CIRO SCATEGNI

“Il cervello umano è straordinariamente complesso e la più grande sfida è comprendere i principi delle connessioni e dell’organizzazione che ne regolano il funzionamento” Randy Buckner (neuroscienziato della Harvard University).
 
La ricerca scientifica è sempre stata, nella storia dell’umanità, foriera di innovazioni capaci di rivoluzionare il nostro vivere quotidiano. Il percorso di ricerca intrapreso ormai 16 anni fa dalla Fondazione Patrizio Paoletti nell’ambito delle neuroscienze, della psicologia e della pedagogia ha come obiettivo principale proprio il miglioramento della vita dell'uomo, la promozione del suo benessere fisico ed emotivo e la difesa dei diritti dell’infanzia, anche in quelle zone del mondo dove povertà e guerre inficiano fortemente il processo educativo.

E’ l’educazione, infatti, ad essere alla base di una crescita matura del tessuto sociale: la ricerca neuroscientifica e la sua divulgazione forniscono oggi la spinta necessaria per aggiornare, su basi solide, i metodi educativi. Capire come funziona il nostro cervello, infatti, ci aiuta a comprendere come massimizzare le nostre incredibili risorse e come coltivare quelle dei nostri figli.

In un articolo pubblicato su Journal of Neuroscience, ad esempio, leggiamo che non tutte le aree cerebrali si formano allo stesso modo. Alcuni ricercatori hanno scoperto che esiste un gruppo di 12 aree (6 coppie), ben connesse, che orchestra tutte le informazioni che il cervello riceve. Questa sorta di “elite” potrebbe essere responsabile della nostra consapevolezza e potrebbe essere coinvolta in disturbi e patologie come la schizofrenia, l’autismo e l’Alzheimer.

Martijn Van den Heuvel dell’University Medical Center di Utrecht, in Olanda, e Olaf Sporns della Indiana University Bloomington hanno analizzato le attività cerebrali di 21 persone a riposo. I ricercatori hanno usato una tecnica chiamata imaging per tracciare l’attività di 82 diverse aree cerebrali e mappare le loro interconnessioni neuronali. Hanno scoperto che queste 12 aree del cervello hanno significativamente più connessioni di tutte le altre.

“Queste 12 aree hanno il doppio delle connessioni delle altre, e sono più saldamente connesse tra di loro rispetto alle altre aree” - afferma Van den Heuvel. “Se vogliamo cercare la consapevolezza nel cervello, scommetto che bisogna puntare su queste aree”.

Il più connesso di tutti è il precuneo, un’area nella zona posteriore del cervello, che agisce come un’ “area di integrazione” che raccoglie informazioni di alto livello da tutto il cervello. La corteccia superiore frontale, invece, pianifica le azioni in risposta agli eventi e governa l’attenzione. La corteccia superiore parietale è collegata alla corteccia visiva e registra la vicinanza degli oggetti. Per la memoria c’è l’ippocampo, zona in cui i ricordi sono processati, conservati e consolidati. La quinta area è il talamo che, tra le altre cose, elabora i processi visivi. L’ultima area , il putamen, coordina i movimenti.

Tutte insieme, queste aree consentono al cervello di valutare, dare priorità e filtrare le informazioni in arrivo, e poi di mettere tutto insieme per prendere decisioni su cosa fare in risposta. Questa rete rende, in generale, le funzioni cerebrali più robuste, ma allo stesso modo può rendere l’intero sistema vulnerabile in caso di danni cerebrali.

Dopo aver mappato le connessioni, il gruppo di Van den Heuvel ha manipolato i dati per comprendere cosa accade quando queste 12 regioni cerebrali sono danneggiate. Durante una simulazione, le funzioni cerebrali che si perdevano in seguito ad un danno alle suddette aree erano di tre volte superiori in numero rispetto a quelle perse in seguito a danni ad altre aree.

“Se una di queste aree si danneggia, può portare danni anche alle altre, esattamente come accade alle banche durante la crisi economica globale”, afferma Van den Heuvel. Questa vulnerabilità ha molta rilevanza in disturbi come la schizofrenia, che è conosciuta come una mancanza di connettività nel cervello. Può avere un ruolo anche nel morbo di Alzheimer, di Parkinson e nell’autismo.

La mappatura del cervello può essere utile a comprendere come le connessioni si interrompono a causa delle diverse malattie e come possono essere riparate, ma non solo. Ciò cui puntano i ricercatori della Fondazione Paoletti nella loro attività di investigazione scientifica è migliorare i processi educativi attraverso la comprensione dei meccanismi alla base delle migliori risorse dell'uomo: dalla creatività all'empatia, dalla capacità di apprendere alla resilienza.

Nonostante gli studi neurofisiologici e neuroscientifici abbiano fatto moltissimi progressi in questi anni, di molte delle sue aree sappiamo ancora troppo poco. La corsa è avviata e c’è tantissimo da scoprire: più sappiamo del nostro cervello oggi, meglio possiamo definire strumenti e metodi per educare i nostri figli e costruire un mondo sostenibile domani.


Fonte: Journal of Neuroscience

Ricerca   |   Istituto di ricerca   |   Motor Brain Training