E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Sbagliare? E' umano. Valenze educative dell'errore. Parte I
Sbagliare? E' umano. Valenze educative dell'errore. Parte I

“Un esperto è una persona che ha commesso, in un determinato campo, tutti gli errori che potevano essere commessi” (Niels Bohr, fisico)

Sin dalla sua nascita, la Fondazione Paoletti incentra la sua attività di ricerca pedagogica sui più aggiornati studi neuro scientifici e psicologici, solida base per una costante innovazione dei metodi educativi. Questa scelta è motivata da una convinzione che è importante sostenere: comprendere il funzionamento del nostro cervello ed analizzare i nostri comportamenti sono azioni mai come oggi indispensabili per far emergere al meglio le potenzialità dei nostri figli e per migliorare la qualità del nostro vivere quotidiano.

Il modo di educare i bambini non è, né deve essere, qualcosa di scontato e di dato a prescindere. I meccanismi attraverso cui l’uomo apprende possono essere scientificamente analizzati e compresi, possiamo, quindi, ottimizzarne l’efficacia.

Si sa da molto tempo che l’errore è uno degli strumenti che la specie umana, e non solo, usa per imparare. Alcuni scienziati della Michigan State University hanno dimostrato scientificamente che la capacità di imparare concretamente dagli errori dipende in maniera determinante dal nostro atteggiamento mentale di fronte ad essi. Lo studio, pubblicato su Psychological Science e condotto dallo psicologo Jason Moser, è partito da una semplice riflessione: perché alcune persone imparano dai propri errori più facilmente? Tutti sbagliamo, ma l’importante è ciò che avviene dopo. Ignoriamo l’errore per salvaguardare la fiducia in noi stessi? Oppure investighiamo e approfondiamo l’errore, cercando di imparare da esso?

Moser ha osservato che ci sono due distinte possibili reazioni agli errori, entrambe riscontrabili attraverso elettroencefalogramma (EEG). La prima reazione è prettamente automatica (error-related negativity o ERN), compare 50 millisecondi dopo un errore e si manifesta nella sorpresa dell'individuo di fronte al fallimento. La seconda reazione è consapevole (error positivity o Pe), arriva tra i 100 e i 500 millisecondi dopo l’errore ed è molto variabile nei diversi individui. Questa risposta si manifesta nell’attenzione che prestiamo all’errore e nella riflessione che consegue al risultato non raggiunto.

Moser e i suoi collaboratori hanno dimostrato che esiste una differenza qualitativa dell'apprendimento fra le persone che credono alla loro possibilità d’imparare e quelle che non ci credono. Ai volontari è stato chiesto di identificare la lettera centrale in una serie del tipo MMMMM o MMNMM. Tale lettera poteva essere uguale alle altre quattro oppure diversa. Le serie di lettere venivano presentate ripetutamente e in rapida successione, aumentando così la probabilità di un errore. L’EEG ha dimostrato che le persone che generavano onde Pe più ampie miglioravano sensibilmente le loro performance dopo gli errori. I compagni che mostravano onde cerebrali Pe meno ampie e, a causa di credenze personali, non davano importanza all’errore commesso, continuavano a sbagliare allo stesso modo.

E’ così dimostrato come le credenze personali influenzano in modo determinante le risposte involontarie che tutti noi abbiamo. In poche parole: se noi pensiamo che sbagliare sia utile, apprendiamo meglio dalle nostre esperienze di chi evita di dare rilevanza ad un errore per un eccesso di autostima o di fiducia in se stesso.

Il risultato appena descritto sembra scontato, ma non lo è affatto. Se il modo in cui ogni essere umano approccia all’errore è determinante per la sua capacità di apprendere, significa che abituare un bambino a vedere nel fallimento una possibilità di crescita, piuttosto che una semplice mortificazione, è fondamentale per il suo futuro. Nella seconda parte dell’articolo approfondiremo proprio questo concetto legato all’educazione, descrivendo una sorprendente ricerca che la psicologa Carol Dweck ha condotto su un gruppo di studenti di quinta elementare.
 

Leggi la seconda parte dell'articolo


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