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Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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I bambini sono progettati per imparare. Parte I
I bambini sono progettati per imparare. Parte I

Per molto tempo si è pensato che i bambini appena nati fossero totalmente incapaci di comprendere ciò che li circonda, che fossero simili, usando una metafora, ad una lavagna vuota sulla quale soltanto il tempo e l’esperienza hanno il potere di scrivere. Fino agli anni ottanta, gli stessi pedagogisti, psicologi, psichiatri e filosofi hanno sottovalutato la capacità dei bambini di impostare ragionamenti e di comprendere concetti.

Jean Piaget ad esempio, uno dei pionieri della psicologia infantile, ipotizzò negli anni settanta che il pensiero dei bambini fosse irrazionale, illogico, egocentrico, e precausale, incapace cioè di comprendere la relazione causa-effetto.

Le ricerche scientifiche degli ultimi trent’anni dimostrano esattamente il contrario. I bambini non solo sanno, sin dalla nascita, molto di più di quanto ci potremmo aspettare, ma sono anche capaci di distinguere tra realtà e fantasia, di indagare il mondo esattamente come fanno gli scienziati: formulando teorie, facendo esperimenti, analizzando statistiche.

Renee Baillargeon dell’Università dell’Illinois ed Elizabeth Spelke della Harvard University hanno scoperto, ad esempio, che i bambini molto piccoli comprendono le relazioni fisiche tra gli oggetti (traiettorie dei movimenti, forza di gravità, ecc.). In un loro esperimento, alcuni neonati osservavano più a lungo l’immagine di una macchina che sembrava attraversare una parete solida rispetto ad una raffigurante un evento coerente con i principi della fisica. L’osservare più a lungo un evento insolito rispetto ad uno solito è la prova, secondo i ricercatori, che i bimbi sanno già riconoscere quali fattori possono determinare la verosimiglianza di un evento, sanno cioè distinguere tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

Ma c’è molto di più. Si è scoperto che i bambini, neonati compresi, hanno una straordinaria capacità di imparare dagli andamenti statistici, e ciò presuppone una conoscenza biologica di tali regole. Nel 1996 Jenny Saffran, Richard Aslin ed Elissa Newport dell’Università di Rochester, provarono per la prima volta l’esistenza di questa capacità con studi basati sul suono di pattern linguistici. I ricercatori, presentando a neonati di 8 mesi sequenze di sillabe con regolarità statistiche, si accorsero che i bambini ascoltavano più a lungo le sequenze statisticamente insolite. In studi recenti ci si è accorti che i neonati possono individuare andamenti statistici di note musicali e di scene visive, e anche schermi grammaticali più astratti.

Un’altra scoperta che contrasta fortemente con la teoria di Piaget riguarda l’egocentrismo dei bambini. Essi non sono totalmente egocentrici, al contrario sono in grado di comprendere lo stato d’animo e i bisogni degli altri, anche se in maniera molto elementare. Nel 1996 Alison Gopnik ha dimostrato che i bambini di 18 mesi riescono ad interpretare la volontà delle altre persone. In un suo esperimento la ricercatrice presentava a bimbi di 20 mesi una scatola contenente due tipi di giocattoli: ranocchie verdi (in gran quantità) e paperelle gialle (in basso numero). Gopnik estraeva cinque giocattoli, pescando volontariamente un maggior numero di papere gialle (caso statisticamente altamente improbabile). Chiedendo successivamente ai bambini di estrarre per lei un giocattolo, essi prendevano e le porgevano volutamente una papera gialla: evidentemente pensavano che la sua scelta statisticamente improbabile significasse che la ricercatrice preferisse le papere gialle.

Questo sorprendente esperimento conferma non soltanto che i bambini riescono ad identificare gli andamenti statistici degli eventi, ma che essi sono in grado di utilizzarli per apprendere dagli eventi, per svolgere compiti e, ciò è ancora più sorprendente, per interpretare ciò che gli altri desiderano.

I bambini, allora, sono tutt’altro che una lavagna vuota; con un salto di metafora "possono essere definiti come un computer, progettato dall’evoluzione e successivamente programmato dall’esperienza" (Gopnik). Essi sfruttano le loro capacità biologiche (comprensione-base delle leggi fisiche e matematiche, capacità empatiche) per formulare ipotesi sul mondo che li circonda.

Ancora una volta la scienza fornisce al mondo dell’educazione indicazioni puntuali, fondamentali per comprendere meglio in che modo i nostri bimbi apprendano. Come, allora, gli educatori possono valorizzare queste risorse per assicurare al bambino una corretta crescita?

Segue in "I bambini sono progettati per imparare. Parte II"


Bibliografia

- Gopnik, A., “Cosa pensano i bambini?”, in “Le scienze”, n. 505, settembre 2010
- Gopnik, A., “Il bambino filosofo”, Bollati Boringhieri, Torino, 2010
- Piaget, J, “La psicologia del bambino”, Einaudi, Torino, 1970
- Aslin, R., N., Newport, E., Saffran, J., R., “Statistical learning by 8-month-old infants”, in “Science”, vol. 274, dicembre 1996
- Spelke, E., S., “Physical knowledge in infancy: reflections on Piaget's theory” in Carey, S., Gelman, R., “The epigenesis of mind”, Lawrence Erlbaum Associates, Broadway Hillsdale, 1991