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Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Tra filosofia e neuroscienze: Etica ed Empatia nel terzo millennio
Tra filosofia e neuroscienze: Etica ed Empatia nel terzo millennio

“Io sfoglio gli antichi sapienti e vi ritrovo i miei pensieri più moderni” A. Solženicyn

Da sempre l’uomo si è fatto domande su di sé e sul proprio comportamento. In particolare ha cominciato molto presto a chiedersi se e quando le sue azioni fossero buone o cattive, giuste o sbagliate, utili o meno: semplificando molto, possiamo dire che sono proprio queste le domande che caratterizzano la riflessione morale.

Nella filosofia occidentale, l’inizio della filosofia morale, cioè di una linea di pensiero sistematica e approfondita su questi temi, si fa tradizionalmente risalire a Socrate. E’ interessante notare che questo inizio coincide con l’affermazione del metodo dialettico, inteso come dialogo orientato alla ricerca di una comune verità, come metodo che caratterizza l’indagine filosofica. La dialettica vive del confronto e questa esigenza di confronto con l’altro sembra essere intimamente connessa con una precedente consapevolezza di sé, risultato di un lungo processo filogenetico.

Proprio la forma del dialogo favorisce l’empatia come elemento fondante. Possiamo definire l’empatia come la capacità di porsi in rapporto con l’altro in uno stato di intima comprensione e allo stesso tempo di focalizzare il mondo interiore dell’altro, riuscendo a intuirne gli stati d’animo. In ambito evolutivo, l’empatia viene interpretata come la capacità che ha permesso alla specie umana di affermarsi come specie altamente sociale.

Nella filosofia il metodo dialettico vive dell’utilizzo mirato del linguaggio come essenziale strumento comunicativo. E’ ovvio che non può svilupparsi dialogo o empatia se non attraverso la comunicazione: già Socrate, applicando specifiche tecniche comunicative, consentiva al proprio interlocutore di costruirsi un nuovo modello della realtà intervenendo sul suo sistema di rappresentazione interna.

La base di tutti i criteri di moralità è quello che possiamo chiamare "principio di reciprocità". Questo principio lo rintracciamo, anche se espresso in modi diversi, in tutte le epoche, dalla filosofia greca a quella cristiana fino a Kant e può essere racchiuso nei due motti che tutti conosciamo: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” e “fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

E’ proprio nel principio di reciprocità che incontriamo l’empatia: anche se non chiamata con questo nome, per molti secoli si è dibattuto se l’empatia derivasse da un senso morale a priori o da qualche caratteristica psicologica non meglio definita. Oggi le neuroscienze danno finalmente una risposta a questo antico dilemma filosofico, grazie alla possibilità di “leggere dentro” i meccanismi cerebrali: l’empatia ha le sue radici nei neuroni specchio, quella tipologia di neuroni che si attivano non solo quando siamo intenti a compiere un’azione, ma anche quando la vediamo realizzata da altri.

Tornare ad un principio naturale dell’etica ha aperto nuovi orizzonti alla nostra visione della moralità umana. Ad esempio alcune teorie, come quelle rigidamente utilitaristiche o edonistiche, hanno perso d’importanza mentre altre intuizioni dei filosofi stanno ottenendo forti consensi. In particolare ci sembra che venga confermato il modo di vedere di Socrate, il quale era convinto (a ragione, sembrerebbe, da un punto di vista neuroscientifico) che l’uomo è fondamentalmente buono e compie il male solo per ignoranza. Le neuroscienze permettono di capire meglio l’ignoranza socratica, che non è solo una comprensione intellettuale ma un "sentire" personale che esige uno sforzo di consapevolezza.

Dott. Sandro Anella - Equipe pedagogica Fondazione Patrizio Paoletti
 

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